Montemurro è un tranquillo paese del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, in una cornice di fitti boschi, sconfinati frutteti, uliveti e vigneti che lo rendono uno dei paesini più suggestivi di tutta l’alta Val d’Agri.

Il suo centro abitato sorge su pareti rocciose e scoscese che si estendono a strapiombo verso la valle e da lì, dal dosso sul quale il paese svetta, si staglia agli occhi del visitatore uno stupendo panorama sul lago di Pietra del Pertusillo, invaso artificiale che sbarra il corso del fiume Agri.

Montemurro è la terra del “poeta-ingegnere”, Leonardo Sinisgalli (1908-1981), il quale ha collaborato con la Pirelli, la Finmeccanica, l’Olivetti, l’ENI e Alitalia e, quando Enrico Fermi lo vuole come suo allievo Sinisgalli sceglie la poesia alle scienze, fondando, nel 1953 la rivista culturale “Civiltà delle Macchine”, diretta fino al 1979. A lui il paese ha dedicato la “Casa delle Muse” in cui sono racchiuse opere e vita dell’uomo di scienze e letteratura, mentre ogni anno l’evento “Furor Sinisgalli” ruota attorno alla sua figura, alle sue opere, alla sua carriera.

La storia

La denominazione Montemurro potrebbe derivare da “Mons Morus”, monte del moro, dalla occupazione saracena subita dalle aree circostanti, oppure dal fatto che il paese è costruito sulle pendici di un monte di pietra arenaria.

Vero è che le incursioni saracene subite dall’antica Grumentum inducono gli abitanti a lasciare la città per rifugiarsi nei territori vicini, così, nell’anno Mille, sorge anche Montemurro.

Una delle fortificazioni corrisponde all’originario Castrum Montis Murri, sorto nell’attuale piazza Giacinto Albini, influenzato anche dalla dominazione normanna e soggetto alle famiglie dei Sanseverino, Carafa e Montesano.

Con la figura di Giacinto Albini (1821-1884), patriota risorgimentale nato nel paese della Val D’Agri, la storia di Montemurro si incrocia con quella dell’Unità d’Italia, in particolare ad Albini si deve la rivolta antiborbonica che attraversò la Basilicata intera e nota come “insurrezione lucana”. Successivamente il fenomeno del brigantaggio interessa anche Montemurro.

Una drammatica emigrazione interessa il paese raso al suolo da un terribile terremoto nel 1857, e sconvolto da una disastrosa frana a danno dell’abitato, nel 1907, né Montemurro ha scampo dal terremoto dell’Irpinia del 1980.

Il patrimonio culturale

I luoghi, i paesaggi, la gente di Montemurro sono legati alle figure degli illustri concittadini Leonardo Sinisgalli e Giacinto Albini, di cui restano impresse tracce indelebili.

E mi domando, spesso, come è possibile ch’io riesca a vedere così nitidamente ogni sasso dei rioni dove non ho messo più piede da almeno trent’anni”, scriveva il “poeta ingegnere” ricordando l’infanzia trascorsa nel suo paese natale: dalla casa sul fosso di Libritti, ancora esistente, al rione Gannano, fino alle chiese, alle strade e alle piazze del paese, passando per le dolci distese di uliveti, vigneti e castagni.

Luoghi e simboli tutti ancora lì per ricordare al visitatore quanto profondo è stato il legame tra il letterato e la sua terra.

Passeggiando per Montemurro si può ammirare Palazzo Robilotta, per poi visitare la Casa Museo Leonardo Sinisgalli, sede della Fondazione Sinisgalli, che consente al visitatore di avvicinarsi ad una delle personalità più complesse e originali del Novecento.

Impossibile non sostare, inoltre, davanti ai tanti graffiti disseminati lungo le strade e i vicoli del paese, da un’idea dell’artista Giuseppe Antonello Leone fondatore della Scuola del Graffito polistrato di Montemurro. Pian piano si raggiunge il busto che ricorda la figura del patriota risorgimentale e sindaco Giacinto Albini.

Un concentrato di arte, storia, cultura e paesaggi, questo è Montemurro e per questo Leonardo Sinisgalli ha scelto di ritornarci, per sempre, come aveva promesso “Qui dovevo vivere, verrò a morire tra i ruscelli le vigne e le pietre” ne “Verrò a morire”.

<Fonte testo Apt>