Il nuovo e il vecchio si incontrano a Rapone, nell’impianto architettonico e nelle tradizioni. Alla ricca storia custodita nel centro storico infatti si alterna la veste più moderna degli edifici che hanno ampliato l’antico abitato di impianto medioevale, impreziosito da palazzi seicenteschi a loro volta decorati da portali e mascheroni in pietra.

La tradizione popolare è il filo conduttore tra passato e presente a Rapone, definito il “paese delle fiabe” in seguito all’omonimo progetto che, rispolverando vecchie credenze e misteriose dicerie, ha messo in piedi un concorso di favole, e non solo, incentrate su racconti popolari che molto hanno in comune con il mondo fiabesco, così da mantenere vive storie e leggende tramandate di generazione in generazione.

Sono tanti i luoghi di culto visitabili a Rapone, nel centro storico spicca la chiesa madre di San Nicola Vescovo, d’impianto cinquecentesco, composta da chiesa, campanile e uffici parrocchiali.

A tre navate, nell’abside è custodita la tela dipinta ad olio di San Nicola di Bari (1963) dell’artista Umberto Colonna e un ottocentesco Crocifisso ligneo.

La storia

Sono antichissime le origini di Rapone, nel cui territorio ci sono indizi indizi di insediamenti a partire dal Paleolitico.

Sul suo nome sono state fatte diverse congetture, per alcuni deriverebbe da “rapa” e “rappa”, a significare spina e luogo pieno di spine, secondo altri indicherebbe invece una località coltivata a vigneti. Secondo un’antica leggenda, il fondatore sarebbe stato “Rapo”, uno degli eroi etruschi alleati di Enea, come raccontato nell’Eneide.

Con il tipico sistema feudale Rapone è appartenuto a vari signori: Giovanni Pipino, i Sanseverino, Carlo Ruffo, Pietro d’Alemagna, per essere poi acquistato dai Carafa, e successivamente dai signori D’Anna che lo hanno tenuto in loro potere fino al termine dell’epoca feudale. Nell’Ottocento Rapone vive un interessante protagonismo durante le lotte liberali.