Come San Costantino anche San Paolo Albanese è stato fondato da gruppi di profughi albanesi sfuggiti alle invasioni turche del XVI secolo.

Della cultura dei loro antenati gli abitanti di quello che è il più piccolo comune della Basilicata hanno conservato ogni dettaglio: lingua, tradizioni, usanze e costumi e questo si percepisce sin dal primo passo nel borghetto del Parco Nazionale del Pollino.

Se ci si ferma negli isolotti sorti intorno a uno slargo su cui affacciano le scale d’ingresso delle abitazioni, questo è infatti la caratteristica del tessuto urbano del paese, non è raro ascoltar parlare il lingua arbëreshë la gente del posto o vedere le donne indossare il costume tipico albanese.

Se si è particolarmente fortunati può anche capitare di assistere ai festeggiamenti che accompagnano il matrimonio: dalla coralità della festa al suo carattere fortemente simbolico, dalla ricchezza dei costumi alla suggestione delle celebrazioni.

Tutto questo è avvolto da una varietà di ambienti e paesaggi di grande fascino che rendono davvero difficile il momento del ritorno al caos della quotidianità.

La storia

Originariamente il paese era denominato chiamava Casalnuovo, fino alla colonizzazione albanese.

San Paolo sorge infatti intorno al 1534 circa per l’arrivo di profughi arbëreshë provenienti dall’Albania e dalla Morea, in seguito alle invasioni dei turchi ottomani.

L’insediamento di queste popolazioni si completa nel XVIII secolo, con l’aggiunta delle tipiche architetture della Morea albanese alle caratteristiche case a schiera.

Al loro passato, alle tradizioni e alle usanze che da esso derivano, gli abitanti di San Paolo Albanese sono ancora molto legati per questo ne hanno conservato la lingua albanese, il rito bizantino e i costumi.

Non è raro incrociare lungo le stradine le donne del posto indossare gli abiti che evidenziano l’importante valore dell’identità della comunità albanese espressa attraverso il costume tradizionale, ornato da ricami e colori vivissimi.

Il patrimonio culturale

A chi lo visita per la prima volta San Paolo Albanese appare come un luogo fatato, con il caratteristico e antico borgo in cui le casette si sviluppano, in modo piuttosto insolito, attorno ad un larghetto su cui affacciano le scale di ingresso alle abitazioni stesse.

In questo schema originale e accattivante rientrano anche alcuni palazzi risalenti al XVIII secolo, tra i più antichi si distinguono come quelli appartenuti alle famiglie Smilari e Blunetti.

Da non perdere poi altre costruzioni molto caratteristiche come gli antichi mulini Blumetti e Affuso e la fornace in località Giansilvio.

Chi vuol portar via con sé un ricordo del posto può mettersi alla ricerca di artigiani che ancora lavorano la pietra, il legno, il vimini o l’odorosa, o quelli che confezionano bambole in costume albanese.

Gli aspetti peculiari della cultura albanese sono custoditi nel Museo della Civiltà Arbëreshë.

<Fonte testo Apt>