Tursi è la città di Albino Pierro, il poeta più volte candidato al Premio Nobel per la letteratura, cui è dedicato anche il Parco Letterario ambientato nella sua casa natale.

“Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera,/era una delle tante parlate destinate a scomparire./Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente”. Ne “’A terra d’u ricorde” Albino Pierro dedica quasi una dichiarazione d’amore al suo paese natale, mai dimenticato.

Un “amore reciproco” che persiste nel tempo, quasi risuonassero ancora, per le strade del borgo, i versi delle sue poesie. Circondato da dirupi, le “jaramme” come le definiva lo stesso Pierro, proprio l’antico borgo è il vero centro di attrazione di Tursi, peraltro uno dei “Borghi autentici d’italia”.

La Rabatana, infatti, è uno splendido groviglio di case costruite con pietre e laterizi, nella struttura e nella denominazione eredità dei Saraceni che vi si insediarono nell’850 a.C.. Queste piccole costruzioni fanno della città un esempio di architettura spontanea di pregio. Tutt’intorno, il paesaggio è dominato da blocchi di origine argillosa, noti come Calanchi, cui il trascorrere del tempo e l’azione degli agenti atmosferici hanno fatto assumere forme bizzarre e suggestive.

La storia

Dal passato glorioso, Tursi in origine era denominata Pandosia, fondata dagli Enotri prima del 1000 a.C.

A partire dall’VIII secolo a.C., infatti, sulla costa ionica i Greci fondano le città di Siris, Heraclea – oggi Policoro -, Metaponto e Pandosia, quest’ultima distrutta tra l’81 a.C. e il 72 a.C. ad opera del generale romano Lucio Cornelio Silla. Dalle rovine di Pandosia, poco prima dell’era cristiana, nasce Anglona, da cui prende il nome il prezioso Santuario che sorge a poi chilometri da Tursi.

Nel 410 Anglona subisce la distruzione da parte dei Visigoti di Alarico I che, per controllare il territorio circostante, costruiscono un castello su una collina a metà strada tra i fiumi Agri e Sinni, presso il quale di rifugiarono gli abitanti sopravvissuti di Anglona. Sorge così la Rabatana, primo borgo popolato di Tursi, il cui nome, però, si deve ai Saraceni, che nel IX secolo conquistano gran parte della pianura metapontina, fino alla Rabatana appunto. Le tracce della dominazione araba sono ancora evidenti nelle costruzioni, nelle tradizioni e nella cultura. Nell’890 è la volta dei Bizantini che denominano l’intero centro Tursikon, in onore del fondatore Turcico. Si succedono poi Normanni, Svevi e Angioini, contribuendo alla crescita della città.

Dalla definitiva distruzione di Anglona, viene salvato solo il santuario e nel 1400 i cittadini si rifugiarono a Tursi, con la successiva fusione delle due diocesi. È Andrea Doria (1552) a ricevere da Carlo V il ducato di Tursi, scomparso nel 1769 con la conseguente acquisizione dei terreni da parte delle famiglie Donnaperna, Picolla, Panevino, Camerino, Brancalasso.

<Fonte testo Apt>